Nino Benvenuti
Giovanni “Nino” Benvenuti (Isola d’Istria, 26 aprile 1938 – Roma, 20 maggio 2025) non è stato soltanto un pugile: è stato un personaggio da romanzo, un atleta capace di trasformare ogni incontro in una storia e ogni vittoria in un capitolo di leggenda. Campione sul ring e volto carismatico sullo schermo, ha incarnato per decenni l’idea stessa dell’eroe sportivo italiano.
Dopo aver conquistato l’oro olimpico nei welter a Roma 1960, Benvenuti iniziò a scalare le categorie come un esploratore che non teme le altitudini. Tra il 1965 e il 1970 mise in bacheca titoli mondiali nei superwelter e nei medi, oltre alla cintura europea dei medi. Nel 1968 arrivò il riconoscimento che consacra i fuoriclasse: Fighter of the Year, unico italiano ad averlo mai ottenuto.
La sua trilogia con Emile Griffith è entrata nella mitologia del pugilato. Il primo atto, nel 1967, fu eletto Fight of the Year, un duello che sembrava scritto da uno sceneggiatore hollywoodiano. Tre anni dopo, lo stesso premio andò al match perso contro Carlos Monzón, prova che anche le sconfitte, quando sono epiche, restano scolpite nella memoria. E come se non bastasse, l’undicesima ripresa del KO inflitto a Luis Manuel Rodríguez fu celebrata come Round of the Year 1969: un minuto e mezzo di pura furia controllata.
Benvenuti è stato l’unico italiano a regnare come campione mondiale indiscusso in due categorie di peso, un’impresa che nel mondo dei superwelter è riuscita solo a nove uomini in tutta la storia. Prima di lui, tra gli europei, solo Marcel Cerdan aveva conquistato il titolo dei medi negli Stati Uniti. E Nino non si limitò a prenderlo: lo difese quattro volte di fila, un traguardo che lo colloca appena dietro giganti come Marvin Hagler e Carlos Monzón.
Nel 1992 entrò nella International Boxing Hall of Fame, primo italiano a varcarne la soglia. E pur senza cittadinanza americana, fu accolto anche nella National Italian-American Sports Hall of Fame, accanto a miti come Rocky Marciano e Joe DiMaggio: un riconoscimento non alla nazionalità, ma alla grandezza.
Nino Benvenuti non è stato solo un campione. È stato un simbolo: di eleganza, di coraggio, di un’Italia che sapeva farsi rispettare nel mondo a colpi di talento e determinazione.