Joe Frazier
Joe Frazier, nato Joseph William Frazier (Beaufort, 12 gennaio 1944 – Filadelfia, 7 novembre 2011), non è stato soltanto un pugile: è stato una forza della natura, un uomo che avanzava nel ring come un temporale d’estate. Soprannominato Smokin’ Joe, bruciava l’aria con il suo stile feroce, sempre in avanti, sempre pronto a colpire con quel gancio sinistro che è diventato leggenda.
Dopo aver conquistato l’oro olimpico a Tokyo 1964, Frazier iniziò la sua scalata nei pesi massimi, lasciando dietro di sé una scia di avversari battuti. La sua carriera professionale, iniziata nel 1965, lo vide diventare campione del mondo e vincere per tre volte il titolo di Fighter of the Year (1967, 1970, 1971), un riconoscimento che solo i più grandi riescono a ottenere più di una volta.
Negli anni Sessanta, Frazier costruì la sua reputazione affrontando e sconfiggendo nomi pesanti come Jerry Quarry, Oscar Bonavena, Buster Mathis, George Chuvalo e Jimmy Ellis. Nel 1970 divenne campione indiscusso dei massimi, e l’anno successivo, l’8 marzo 1971, scrisse una pagina di storia:
sconfisse Muhammad Ali nell’incontro del secolo, un duello che ancora oggi vibra nella memoria degli appassionati.
Ma la gloria non è eterna. Nel 1973 perse i titoli contro George Foreman, e più tardi subì la rivincita di Ali. Il loro terzo scontro, il celebre Thrilla in Manila, fu un combattimento disumano, un test di resistenza fisica e mentale che segnò la fine della sua corsa ai titoli mondiali. Dopo un’ulteriore sconfitta con Foreman nel 1976, Frazier si ritirò, tentando un ultimo ritorno nel 1981 prima di dire addio al ring.
Fuori dal quadrato, Smokin’ Joe rimase una presenza carismatica: apparve in film hollywoodiani e allenò i figli Marvis e Jackie, oltre a giovani pugili nella sua palestra di Filadelfia. Nel 2011 gli fu diagnosticato un tumore al fegato che lo portò via in poche settimane.
Oggi, Joe Frazier è ricordato come uno dei più grandi pesi massimi di sempre.
La International Boxing Research Organization lo colloca tra i primi dieci di ogni epoca, mentre The Ring lo posiziona all’ottavo posto nella sua storica classifica del 1999. È, naturalmente, membro della International Boxing Hall of Fame, dove riposano solo i veri immortali.
