
Primo Carnera
25 Ottobre 1906 Sequals Italia
Primo Carnera (Sequals, 25 ottobre 1906 – Sequals, 29 giugno 1967) è stato un pugile, lottatore e attore italiano naturalizzato statunitense nel 1953.
Cresciuto in un contesto di povertà, si avvicinò al pugilato in Francia dove era stato costretto a emigrare. Raggiunse la celebrità negli Stati Uniti, dove si era trasferito nel 1929. Soprannominato "La montagna che cammina" per la sua imponente stazza[3], fu il primo italiano a conquistare un titolo mondiale di pugilato quando, il 29 giugno 1933, detronizzò Jack Sharkey per la corona iridata dei pesi massimi. Perse la cintura il 14 giugno 1934 contro Max Baer.[4]
Durante la sua carriera sconfisse quattro pugili ammessi dalla International Boxing Hall of Fame tra i più forti di tutti i tempi: Young Stribling (una vittoria e una sconfitta), George Godfrey (vittoria per squalifica), Jack Sharkey (vittoria per KO, preceduta da una sconfitta ai punti) e Tommy Loughran (vittoria ai punti). Al momento, tuttavia, non gli è stato ancora attribuito il medesimo riconoscimento. Fu anche Campione d'Europa (1933-1935), a spese di un "mito" del pugilato spagnolo come il basco Paulino Uzcudun, che batté due volte.
A partire dagli anni quaranta seppe trovare fortuna anche nel mondo del cinema e del wrestling. Recitò infatti in pellicole italiane e statunitensi prima di intraprendere con successo la carriera da lottatore. Dopo aver girato il mondo come celebrità nei decenni successivi, abbandonò definitivamente il ring e fece ritorno in Italia solo poche settimane prima di morire, nel 1967. Chiamato affettuosamente "Gigante buono", è noto per antonomasia come uomo di notevole statura e di eccezionale forza fisica. Nel 2019 è stato inserito nella Hall of Fame della WWE.
Primo Carnera nacque a Sequals, un paesino in provincia di Pordenone, il 25 ottobre 1906, primo dei tre figli di Isidoro Sante Carnera (1876-1941) e Giovanna Maria Mazziol (1879-1947). La famiglia era molto povera e sopravviveva solo grazie al lavoro del padre, un mosaicista emigrato in Germania. Rientrato in Italia, nel 1915 il padre fu chiamato alle armi durante la prima guerra mondiale, lasciando il carico familiare sulle spalle della moglie. Il giovanissimo Primo fu costretto ad abbandonare la scuola e a mendicare insieme ai suoi fratelli, Secondo (1908-1960) e Severino (1912-1964).
Ancora adolescente, spinto dalla povertà e dalla fame, emigrò in Francia presso gli zii, trovando un'occupazione come carpentiere[4], attività faticosa ma che gli permise una migliore alimentazione. Furono gli zii che lo introdussero nel mondo del pugilato, organizzandogli un incontro con un principiante, ma Carnera non era ancora pronto al grande passo. Il giovane in quel periodo divenne sempre più alto e robusto sino a misurare, da adulto, 197 centimetri[2] per 130 chili[7].
Nel 1925 un circo fece tappa proprio dove lui risiedeva vicino a Le Mans. Mentre assisteva a uno degli incontri circensi di lotta, l'impresario notò il suo fisico imponente e lo ingaggiò. Divenne un fenomeno da baraccone e gli vennero affibbiati vari soprannomi, tra i quali il più curioso era Juan lo spagnolo. Un giorno il circo fece tappa ad Arcachon e qui, tra la folla che assisteva alle lotte di Carnera, c'era anche l'ex campione francese dei pesi massimi Paul Journée. Questi notò l'abilità del giovane lottatore, vide in lui le potenziali capacità del pugile e gli propose di abbandonare il circo perché solo allenandosi avrebbe potuto valorizzare le proprie doti. Ma per Carnera questo avrebbe significato un ritorno all'indigenza e quindi preferì lasciar cadere la proposta di Journée. Solo in seguito trovò una soluzione: si sarebbe sostentato riprendendo il suo primo mestiere, e nel frattempo si sarebbe allenato nella palestra dell'ex campione. Il suo nuovo datore di lavoro, tuttavia, per motivi fiscali, presentò a suo nome una domanda per fargli ottenere la naturalizzazione francese. Nel fare il suo corso, questa domanda presentata a sua insaputa gli avrebbe causato, negli anni successivi, alcuni inconvenienti.
Grazie a una certa caparbietà e agli insegnamenti di Journée, Carnera imparò i primi rudimenti della boxe. Il suo allenatore, allora, insistette per presentarlo al manager Léon Sée, che rimase allibito per l'imponente stazza dell'atleta. Dopo averne constatato i miglioramenti, Sée lo mise alla prova proponendolo per un incontro all'organizzatore Jeff Dickson. Anche se mancava ancora di tecnica, Carnera possedeva un pugno potente e sembrava in grado di cimentarsi nel professionismo.
Esordì a Parigi, il 12 settembre 1928, vincendo al secondo round per knock-out contro Leon Sebilo. Dopo altri due match vinti prima del limite, Carnera rientrò in Italia per incontrare il brasiliano Epifanio Islas, a Milano. Il pugile di Sequals apparve ancora lento e maldestro ma riuscì ad aggiudicarsi l'incontro ai punti. I giornalisti italiani, tuttavia, sostennero che l'incontro fosse truccato e definirono Carnera "torre di gorgonzola", pensando che non sarebbe mai diventato un grande pugile.
Il 28 aprile 1929, a Lipsia, Carnera perse il suo primo incontro contro il tedesco Franz Diener, per squalifica alla prima ripresa[9], ma dopo altri otto incontri vinti consecutivamente, combatté due incontri molto discussi contro il fortissimo statunitense Young Stribling. Nel primo incontro, alla Royal Albert Hall di Londra, finì al tappeto alla quarta ripresa, ma gli fu attribuita la vittoria per squalifica perché il colpo subito fu giudicato al di sotto della cintura. Nella rivincita, disputata nemmeno venti giorni dopo a Parigi, fu a sua volta squalificato per aver colpito l'avversario dopo il suono della campana del settimo round. Disputò ancora un incontro, in Europa, per prendersi la rivincita con il tedesco Diener, sconfitto a Londra per KO tecnico alla sesta ripresa. Complessivamente, prima di lasciare il vecchio continente, aveva ottenuto 16 vittorie (14 prima del limite) e due sconfitte.
Il 31 dicembre 1929, Carnera sbarcò negli Stati Uniti d'America[10]. La sua carriera continuò a essere gestita dallo storico manager Léon Sée che lo inserì nella scuderia dell'allenatore Bill Duffy, in contatto con la mafia italo-statunitense. Erano gli anni del proibizionismo, della crisi economica e si decise di investire sul gigantesco pugile italiano. Sulla stampa, fu pubblicizzato come The Ambling Alp (La montagna che cammina lentamente). Il manager e il suo allenatore, visti gli stretti legami con la mafia, "gestivano" senza problemi gli incontri di Carnera, facendo leva sulla sua eccessiva buona fede.
Carnera vinse prima del limite tutti i primi 23 incontri che disputò negli Stati Uniti, 16 dei quali per KO nelle prime due riprese. Alcuni incontri, peraltro, ebbero un andamento sconcertante. Al suo esordio, il 16 gennaio 1930 a New York, l'avversario Big Boy Peterson andò al tappeto al primo pugno incassato e poi per altre tre volte, prima di essere dichiarato fuori combattimento alla prima ripresa[9]. Nel secondo incontro, disputato sette giorni dopo, a Chicago, il suo avversario Elzear Rioux andò al tappeto ben sei volte in una sola ripresa, tanto che la Commissione pugilistica dello Stato dell'Illinois lo multò di 1 000 dollari e gli revocò la licenza[13]. George Trafton fu squalificato per essersi lasciato battere al primo round da colpi ritenuti insufficienti a provocare il KO. "Bombo" Chevalier, dopo aver abbandonato al sesto round, confessò alla commissione pugilistica dello Stato della California di essere stato «minacciato di morte qualora non si fosse lasciato battere prima della decima ripresa»[14]. Con questi precedenti, il 24 aprile 1930 alcuni Stati dell'Unione squalificarono Carnera che, per il prosieguo della carriera, fu costretto a combattere ove la squalifica non era riconosciuta, tra i quali - fortunatamente per lui - lo Stato più importante di tutti, cioè quello di New York. Il 23 giugno dello stesso anno, a Filadelfia, Carnera andò al tappeto alla quinta ripresa contro il temibilissimo George Godfrey che fu anch'egli squalificato per aver colpito l'avversario al di sotto della cintura[16]. Le successive dichiarazioni dello sconfitto, tuttavia, lasciarono dubbi sulla regolarità anche di questo incontro.
l 7 ottobre 1930, il friulano subì la prima sconfitta negli Stati Uniti, per opera di Jim Maloney, ai punti in dieci riprese[17]. Secondo il Dizionario Biografico Treccani, tale sconfitta sarebbe stata architettata per smorzare le polemiche[15].
Nel frattempo, la domanda a suo tempo presentata per ottenere la cittadinanza francese aveva fatto il suo corso[18]. Per poter tornare a combattere in Francia, quindi, Léon Sée convinse Carnera a sottoporsi a visita medica militare presso il consolato francese di New York. Le riluttanze del campione di Sequals furono superate con l'argomentazione che si sarebbe trattato di una pura formalità e così fu: Carnera fu subito riformato senza problemi[8].
Quindi riattraversò l'oceano, per affrontare, il 30 novembre 1930, allo Stadio Olimpico del Montjuïc di Barcellona, il basco Paulino Uzcudun che, quattro anni prima, aveva strappato la cintura europea dei pesi massimi all'italiano Erminio Spalla. Di fronte a una folla stimata tra i 75 000 e i 90 000 spettatori, il combattimento contro l'idolo locale fu uno dei più difficili. Uzcudun combatté sempre all'attacco ma l'italiano seppe colpirlo molto bene d'incontro. Secondo la United Press Carnera si sarebbe aggiudicato almeno otto riprese su dieci e, alla fine, vinse ai punti[19]. L'incontro successivo si tenne a Londra, contro Reggie Meen. Qui Carnera vinse per KO[20]. Alla fine del 1930 aveva totalizzato 25 vittorie e una sola sconfitta.
Nella successiva stagione "americana" l'esito degli incontri sembra essere stato più "regolare". Carnera ricominciò da Miami, con la rivincita contro Jim Maloney, che si aggiudicò ai punti in dieci riprese[21]. Dopo altri sei incontri, tutti vinti, il friulano fu designato per combattere per il titolo nordamericano contro Jack Sharkey, il 12 ottobre 1931, all'Ebbet's Field di New York. Si trattava già, virtualmente, di una semifinale per il titolo mondiale, in quanto Sharkey era stato appena sconfitto in un incontro per il titolo mondiale vacante da Max Schmeling e aveva intenzione di incontrare nuovamente, a breve, il neocampione del mondo. Sharkey martellò Carnera per tutte le quindici riprese e lo spedì anche al tappeto sino al conto di otto. L'italiano, però, seppe rialzarsi e rimanere in piedi per tutto l'incontro, finendo sconfitto solamente ai punti[10][22]. Dopo circa un mese Carnera sconfisse ai punti, con verdetto unanime, il quotato King Levinsky. Sempre a novembre, incontrò l'italo-argentino Victorio Campolo, che era addirittura più alto di lui, ma con un allungo inferiore e lo mise KO al secondo round. Il 1931 si concluse con un totale di dieci incontri, nove vinti e uno perso ai punti. Nel 1932 Carnera subì due sconfitte ai punti. La prima a Londra contro il campione dell'Impero britannico Larry Gains[23]. La seconda contro Stanley Poreda fu molto discussa perché risultarono decisive quattro ammonizioni a lui inferte da un arbitro che fu poi sospeso per manifesta incapacità[24]; vinse gli altri ventitré incontri. Finalmente dopo questi incontri, Carnera venne a conoscenza del fatto che Léon Sée si appropriava della maggior parte del denaro della sua borsa, cosicché gli tolse la procura e, deluso, rientrò in patria.
In Italia, Carnera fece la conoscenza di Luigi Soresi, con il quale si accordò per sostituire Léon Sée. Meno esperto del precedente manager, ma anch'egli abbastanza furbo, Soresi riportò Carnera negli Stati Uniti, sempre nella scuderia di Bill Duffy. Qui riuscì a proporlo quale sfidante al titolo mondiale contro Jack Sharkey che, nel frattempo, era diventato campione del mondo. Questi però impose che il suo avversario dovesse uscire dalla sfida tra Carnera e il pugile Ernie Schaaf, di cui era il procuratore. Schaaf era reduce da un terribile atterramento subito da Max Baer, il 31 agosto 1932. Salvato dal gong, i suoi "secondi" erano riusciti a fargli riprendere i sensi soltanto dopo tre minuti. Un'inchiesta promossa dopo l'incontro con Carnera avrebbe messo in luce che, già prima di salire sul ring, Schaaf aveva subito danni irreversibili al cervello[10].
L'incontro tra Carnera ed Ernie Schaaf, il 10 febbraio 1933 a New York, fu condizionato da tale precedente. Al 13º round, Schaaf fu messo al tappeto due volte e, la seconda volta, non si rialzò più. Trasportato privo di conoscenza all'ospedale, morì il 14 febbraio, ufficialmente, per emorragia cerebrale[25]. Afflitto quindi dai rimorsi di coscienza, Carnera decise il ritiro dalla boxe. Grazie all'aiuto degli amici, della famiglia e della madre di Schaaf, uscì da questo brutto periodo. Dopo due mesi riprese gli allenamenti per prepararsi a conquistare il titolo mondiale.
Jack Sharkey, di Boston, era di origine lituana (il suo vero nome era Joseph Paul Zukauskas); aveva conquistato il titolo mondiale dei pesi massimi il 21 giugno 1932 nella rivincita con il tedesco Max Schmeling, per un controverso verdetto ai punti[26]. Prima di mettere in palio il titolo con Carnera aveva un record di 35 vittorie, otto sconfitte e due pari, contro le 74 vittorie e sei sconfitte dello sfidante.
Il 29 giugno 1933, i due pugili si sfidarono al Madison Square Garden Bowl di New York, a Long Island, di fronte a 40 000 spettatori. Al peso, Carnera fece registrare 118 kg; il campione in carica 91[10].
Già nel primo round, Carnera atterrò l'avversario, che si rialzò immediatamente, evitando il conteggio. L'incontro proseguì abbastanza equilibrato per altre cinque riprese. Al sesto round Carnera atterrò una seconda volta il campione del mondo, che si rialzò e fu contato dall'arbitro. Subito dopo il pugile italiano colpì in pieno volto Jack Sharkey con un montante destro, mandandolo KO e conquistando la cintura di campione del mondo dei pesi massimi[27][28]. Carnera era diventato il primo italiano campione mondiale di pugilato. Dopo l'incontro, il pugile scrisse due telegrammi di ringraziamento: il primo era indirizzato alla madre e il secondo al duce.
Tornato in Italia, Carnera divenne un eroe nazionale. Mussolini voleva fare di Carnera un modello da imitare e lo fece affacciare dal balcone di Piazza Venezia. Per l'occasione il pugile indossò l'uniforme della milizia fascista, arruolato, a fini propagandistici, come milite (Camicia nera) della 55ª Legione Alpina "Friulana" di Gemona. Il Minculpop (ministero della cultura popolare) lo rese un modello ideale dell'italiano, vietando anche espressamente agli organi di stampa di pubblicare immagini di Carnera al tappeto. La sua popolarità incrementò la produzione di fumetti, manifesti e articoli di stampa che lo descrivevano come un uomo invincibile. Gli venne assegnato il titolo onorario di campione italiano dei pesi massimi. Inoltre, Mussolini in persona risolse la diatriba con il governo francese circa la domanda di naturalizzazione francese presentata a suo tempo a nome di Carnera[30].
Il 22 ottobre 1933, a Roma, Carnera mise in palio il titolo mondiale contro il campione d'Europa in carica, lo spagnolo Paulino Uzcudun; l'incontro, pertanto, prevedeva l'aggiudicazione di entrambe le cinture dei pesi massimi. Nella cornice di Piazza di Siena, in Roma, Primo Carnera combatté di fronte a 60 000 spettatori, alla presenza di Benito Mussolini, esibendo una camicia nera sotto all'accappatoio, al fine di esprimere la propria vicinanza al regime fascista. Il match risultò abbastanza monotono agli occhi degli spettatori, che attendevano una vittoria per KO del pugile di casa. Nonostante Carnera avesse attaccato per tutto l'incontro, infatti, non riuscì ad atterrare nemmeno una volta l'indomabile avversario che, però, prima di allora, non aveva mai perso prima del limite. Il match, comunque, si concluse con una netta vittoria ai punti per il campione del mondo che conquistò, così, anche il titolo europeo[10][31].
Dopo questa prima difesa del titolo, Carnera ritornò negli Stati Uniti. Il 1º marzo 1934 mise in palio la cintura mondiale contro Tommy Loughran che era stato campione del mondo dei pesi mediomassimi, tra il 1927 e il 1929. Carnera fece registrare al peso 122,5 kg e lo sfidante solamente 84,4 kg. Il pugile italiano, più pesante di oltre 38 chilogrammi, conservò la corona mondiale per unanime verdetto ai punti in quindici riprese (10-1 per due giudici e 12-3 per il terzo.
l prescelto per il successivo incontro fu Max Baer, otto centimetri più basso di Carnera ma con un notevole allungo (206 cm), in rapporto all'altezza[33], anche se comunque inferiore ai 216 cm dell'italiano. Oltre a Ernie Schaaf, Baer aveva sconfitto un anno prima l'ex campione del mondo Max Schmeling per KO tecnico alla decima ripresa[34].
L'incontro fu allestito il 14 giugno 1934, al Madison Square Garden Bowl di New York, di fronte a 56 000 spettatori[35]. Il pugile italiano salì sul ring privo di Bill Duffy al suo angolo, essendo stato questi arrestato nell'imminenza del combattimento.
L'andamento dell'incontro e, soprattutto, il numero degli atterramenti subiti da Carnera, alla luce dei canoni della boxe attuale, è di difficile decifrazione. L'arbitro non effettuò alcun conteggio e, all'epoca, non esisteva la regola di decretare automaticamente il KO tecnico dopo tre knockdown subiti nello stesso round. Inoltre, non sembra che sia stata sempre rispettata o applicata in modo corretto la regola di allontanare verso l'angolo neutrale l'autore degli atterramenti[36]. Il giornalista Nat Fleischer ha contato tre atterramenti subiti da Carnera nel primo round e altrettanti al secondo[37]. Dal filmato cinematografico, tuttavia, si evince che solo due volte l'arbitro abbia fermato l'incontro alla prima ripresa[36], indicando a Baer l'angolo neutrale; mentre al secondo round Carnera, nel cadere al tappeto, abbia in tutti i casi trascinato a terra con sé lo sfidante[36] con i pugili, poi, immediatamente rialzatisi senza che l'arbitro abbia mai interrotto l'incontro.
L'episodio decisivo, comunque, si era già avuto dopo due minuti e dieci secondi circa dall'inizio dell'incontro, quando Baer aveva colpito il detentore del titolo con un terribile colpo in pieno volto, mandandolo al tappeto per la prima volta e in maniera indiscutibile. Nel cadere, Carnera si procurò una slogatura alla caviglia (che poi si rivelò essere una frattura) che lo condizionò per il prosieguo dell'incontro. Le riprese centrali, caratterizzate da atteggiamenti irrisori dello sfidante – prefiguranti gli analoghi atteggiamenti di Muhammad Ali negli anni sessanta e settanta – ebbero un andamento più equilibrato: lo stesso Fleischer attribuisce a Carnera ben tre riprese, fra la terza e l'ottava[37].
Con il prosieguo dell'incontro, tuttavia, il campione del mondo cominciò a zoppicare sempre più vistosamente, tanto che subì un altro knockdown alla nona ripresa, tre nella decima (di cui uno nell'imminenza del suono del gong) e due all'undicesima[35]. Il pugile italiano riuscì sempre a rialzarsi ma, dopo due minuti e 16 secondi dall'inizio dell'11º round, l'arbitro non poté che constatare la sua impossibilità a proseguire e decretare Max Baer vincitore per KO tecnico e nuovo campione mondiale dei pesi massimi[35].
Dopo questo incontro, Primo Carnera rimase in convalescenza per due mesi, con una gamba ingessata. Lo andarono a trovare i soli amici e parenti e il suo avversario Max Baer.
In seguito girò anche numerosi film, tra cui L'idolo delle donne, in cui Carnera e Max Baer interpretavano loro stessi.
La sconfitta con Joe Louis
Sei mesi dopo, il 1º dicembre 1934 ad Avellaneda di Buenos Aires, nel corso di una tournée sudamericana, Primo Carnera salì nuovamente sul ring e pose fine alla carriera dell'italo-argentino Victorio Campolo. La vittoria fu decretata ai punti in dodici riprese, di fronte a una folla di 30 000 spettatori[38].
Il 13 gennaio 1935, a San Paolo del Brasile, mise KO alla settima ripresa l'americano Paul Harris e anche in questo caso, dopo questo incontro, il suo avversario si ritirò dalla boxe. Nove giorni dopo, sempre a San Paolo, anche l'estone Erwin Klausner fu messo KO dall'ex campione del mondo, alla sesta ripresa. Nel frattempo, Carnera fu dichiarato decaduto dal titolo di campione europeo e di campione italiano, per non averli difesi nei termini previsti.
Rientrato negli Stati Uniti, il 15 marzo 1935 tornò a calcare il tappeto del Madison Square Garden di New York, contro Ray Impelletiere, un pugile più alto di Primo. Alla nona ripresa l'arbitro Jack Dempsey fermò l'incontro per KO tecnico mentre il manager dell'avversario dell'italiano - secondo l'Associated Press - si era precipitato sul ring per salvare il suo pugile da una più dura punizione[39].
Tali lusinghieri risultati, convinsero Carnera che poteva rientrare nel grande giro mondiale e decise di combattere contro l'astro nascente Joe Louis, ma purtroppo per lui, la scelta non fu felice: di otto anni più giovane, Louis si sarebbe rivelato, col tempo, uno dei più grandi pugili di tutti i tempi. L'incontro si tenne il 25 giugno 1935, allo Yankee Stadium di New York, di fronte a una folla di 60 000 spettatori. Fu un incontro bollente, pieno di cori dei tifosi dell'afroamericano. Al sesto round Louis atterrò per tre volte l'ex campione del mondo e l'incontro fu interrotto per KO tecnico, dopo 2 minuti e 23 secondi dall'inizio della ripresa[29][40].
Ultimi incontri
Ancora ventinovenne, Carnera proseguì nella carriera pugilistica anche dopo la sconfitta con Louis. Ottenne quattro vittorie consecutive e poi incontrò il pugile Leroy Haynes, dal quale fu sconfitto due volte per KO tecnico, il 16 marzo e il 27 maggio 1936, rispettivamente alla terza e alla nona ripresa. Successivamente, fu costretto a letto a causa di una trombosi; cominciò a pensare che fosse il momento per ritirarsi definitivamente, ma prolungò ancora la carriera di pugile, rifiutando la proposta di Jack Curley di dedicarsi al catch.
Dopo quasi diciotto mesi di inattività, tornò sul ring il 18 novembre 1937 a Parigi contro Albert Di Meglio, da cui fu sconfitto ai punti in dieci riprese[41]. Il 4 dicembre dello stesso anno, a Budapest, incontrò Joseph Zupan. Boxrec riporta una vittoria di Carnera per KO alla seconda ripresa, così come Box-Sport, 14 dicembre 1937, p. 9 e il giornale viennese Sport Tagblatt. In talune liste degli incontri di Carnera, tuttavia, tale risultato appare ribaltato[42]. Fu l'ultimo incontro del pugile friulano, prima della seconda guerra mondiale. Gli venne, infatti, diagnosticato il diabete e gli fu tolto un rene. Il 13 marzo 1939 si sposò con Giuseppina Kovacic, detta "Pina" (1913-1980). Dal loro amore nacquero due figli: Umberto Ernesto (1940-2009) e Giovanna Maria (1943-2017).
Credente e buon cattolico[43], già al suo primo rientro in Italia, nel 1930, era stato costretto ad accettare la tessera del partito fascista[18]. Dopo la caduta del regime fu perciò arrestato dai partigiani comunisti che lo volevano giustiziare, accusandolo di essere stato un collaboratore di Mussolini. Si salvò solo grazie all'intervento del Comandante Tom Leonardo Picco[29], Capo di Stato Maggiore del "Gruppo Sud" delle Brigate Osoppo.
Il 22 luglio 1945, a trentanove anni, il "gigante di Sequals" tornò sul ring, allestito nello stadio di Udine, per combattere vittoriosamente contro il francese Michel Blevens, che fu sconfitto per KO alla terza ripresa. Due mesi dopo, a Trieste, mise KO alla prima ripresa anche l'americano Sam Gardner.
Gli ultimi tre incontri li combatté contro l'ex campione europeo dei pesi mediomassimi Luigi Musina. Il primo match ritardò, a causa della folla che voleva entrare anche senza biglietto. Carnera, quindi, si intrattenne in un bar, bevendo alcolici con i suoi ammiratori. Quando l'incontro ebbe inizio, fu atterrato tre volte dal suo avversario e sconfitto per KO tecnico al 7º round. Gli altri due incontri, combattuti nel 1946 a quarant'anni, li perse ai punti. Appende i guantoni al chiodo con alle spalle una quota di incontri vinti prima del limite pari al 73,8% sul totale di quelli sostenuti.